Il Processo – Kafka

La prima volta che ho incontrato Kafka ho sentito che stavo leggendo il ritratto della contemporaneità, che mi trovavo di fronte all’opera di un uomo che aveva aperto il suo cervello per farci passeggiare dentro l’universo. L’incipit de Il Processo è probabilmente una delle cose migliori della letteratura di ogni tempo.

Il Processo

Josef K. doveva essere stato oggetto di una calunnia, perché una mattina, senza aver fatto nulla di male, fu arrestato. La cuoca signora Grunbach, l’affittacamere, che tutti i giorni verso le otto gli portava la colazione, quella mattina, non si era fatta viva. Non era mai successo prima di allora. K, aspettò ancora un momento; senza alzarsi dal letto poté vedere l’anziana signora che abitava di fronte che lo osservava con una curiosità in lei insolita; poi però, stupito e insieme affamato suonò il campanello. Subito qualcuno bussò alla porta e un uomo, che egli non aveva mai visto prima in quella casa, entrò nella stanza. Era slanciato e tuttavia di corporatura solida, indossava un abito da viaggio, presentava diverse pieghe, tasche fibbie, bottoni e una cintura, e per questo, senza che se capisse l’utilità appariva particolarmente pratico. “Chi è lei?”chiese K. mettendosi subito a sedere sul letto. L’uomo però ignorò la domanda, come se la sua apparizione non avesse bisogno di spiegazioni e a sua volta disse soltanto: “Ha suonato?” “Anna mi deve portare la colazione” disse K., per il momento concentrando la sua attenzione in silenzio a stabilire chi mai fosse quell’uomo. Ma il suo sguardo non poté fermarsi molto lungo sullo sconosciuto, perché questi si girò verso la porta, la socchiuse e disse a qualcuno che evidentemente si trovava di là: “Vuole che Anna gli porti la colazione”. Nella stanza attigua risuonò una breve risata, ma dal suono non era possibile capire da quante persone provenisse. Benchè di fatto non avesse appreso nulla che già non gli fosse noto, lo sconosciuto disse a K. Come uno che comunica una notizia: “È impossibile” . “Questa sarebbe una novità” osservò K., saltando giù dal letto e infilandosi rapidamente i calzoni. “Voglio proprio vedere chi c’è di nell’altra stanza e come la signora Grunbach giustificherà questa seccatura.” Si era immediatamente reso conto che non avrebbe dovuto dirlo, perché così facendo aveva in un certo qualche modo riconosciuto all’estraneo il diritto di sorvegliarlo, ma in quel momento non gli apparve importante. L’estraneo comunque la prese in questo senso, perché disse: “ Non preferirebbe rimanere qui?”

Leggere l’opera completa su google qui

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