Marino

Ecco un altro racconto che fa parte della raccolta Bianchi e Neri.

Marino

Marino Rescaldi aveva quarantasette ulivi, un frantoio e cinque pieghe sul cuore, una per ogni figlio che ha regalato al re, due nella grande guerra e tre nel sequel dei ‘40 del 900. Conosceva il colore della busta, il testo pressoché identico, non fosse che per il Voi sulle più recenti. Alla quinta lettera aveva smesso di preoccuparsi di sopravvivere, d’altronde Maria, sua moglie, era morta dando alla luce il piccolo Alvaro nel ‘915. Alvaro era nato e morto con la guerra attorno. Il dieci ottobre del ’42, quando il postino portò la quinta lettera, Marino Rescaldi andò nella stalla, tolse la polvere dalla tanica di cherosene e fece un giro intero attorno alla casa svuotando la tanica passo a passo, poi prese un po’ di tabacco, lo chiuse in una cartina, diede due boccate e gettò la sigaretta accesa sulla scia di carburante, non successe nulla. La cicca si spense e Marino bestemmiò per quarantasette minuti, in italiano, in pugliese e in altri cinque dialetti. Le mamme di Molfetta hanno turato le orecchie ai figli per i successivi dieci anni quando capitava di passare davanti a casa di Marino Rescaldi, e il parroco si era rifiutato di dargli l’estrema unzione, quando capitò il colera. Anche quella volta però non successe nulla, mezza Molfetta ci lasciò le penne, parroco compreso. Marino Rescaldi si rialzò dopo una settimana, come nuovo, meglio che nuovo, diverso.

Vendette i suoi quarantasette ulivi e il frantoio, prese i soldi, cinque fotografie e un treno che portava a nord, non disse a nessuno cosa intendesse fare; viaggiò a lungo, tra i binari ancora sventrati dalle bombe, su vagoni di fortuna. Arrivò in Belgio un pomeriggio di due mesi dopo, cercò un interprete e chiese a un belga da dove fossero passati precisamente i tedeschi per arrivare in Francia e si fece fare una croce sulla mappa che si era procurato. Si rimise in viaggio e raggiunse il punto segnato in tre giorni, coi soldi del podere comprò una casa, dove ripose le sue fotografie, e un equipaggiamento da soldato comprato da uno sbandato russo, completo di galletta, coperte e moschetto. Sedette davanti a casa col fucile in grembo e aspettò. Se qualcuno gli chiedeva cosa aspettasse di preciso, allora lui arrotolava del tabacco intorno alla carta, dava due boccate, poi si alzava e senza dire nulla precedeva il curioso dentro casa. Gli mostrava le cinque foto dei figli, poi tornava fuori, sedeva e diceva: «Una buona occasione per aiutare un padre.». Lo diceva piano, tenendo d’occhio l’orizzonte e stretta la cicca.

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