Leggi che ti passa/feuilleton

Ci siamo, il terzo capitolo del nostro feuilleton è arrivato.
Enjoy.


3.

Niente da fare, appena ho chiuso gli occhi i miei pensieri vengono interrotti da una telefonata. È Paola: «Scusa ciccia, non puoi capire: un disastro!!! Nooo, ho detto che quei mobili devono andare nella suite vista piscina, non in quella vista mare, ci siamooo??? »
Deduco non stia parlando con me, ma con qualche addetto del nuovo albergo. Sorrido, ben felice di non fare parte del suo entourage in questo momento. Quando Paola è nervosa, ovvero sempre, ma ancora di piu quando Paola è particolarmente nervosa, come ora, prendersi un “vaffa” è abbastanza facile. Allora aspetto, finché non riprende a parlare con me: «Oggi sembrano tutti più rincoglioniti del solito. Le nuove suite non sono ancora pronte e in pochi giorni tutto deve essere a posto per l’arrivo degli osp… Aspetta solo un secondo!»
Sento che risponde a un altro telefono: «Sì, dimmi caro. Tutto bene grazie, non posso stare molto perché sono su un’altra linea, ma dimmi. Cosa? Eh no!!! Ho otto container fermi a Barcellona, si parlava di dodici piedi e ora sono diciassette, le cose cambiano giusto un attimo! Che vogliamo fare? Vabbe chiama ‘sta stordita e fammi sapere. A Gran Canaria è tutto pronto, quindi vediamo di muoverci e velocizziamo. Entro domani mattina aggiornami. Tassativo! Scusa, devo andare. Un disastro, non puoi capire! A domani, ciao!»
Mentre ascolto la conversazione rido. Sono più o meno dodici minuti che siamo al telefono e non siamo ancora riuscite a comunicare, o meglio, io non sono riuscita a comunicare e far tacere me, non è cosa semplice.
«Rieccomi ciccia, scusa, te l’ho detto oggi non è giornata! Volevo dirti che… Aspetta, scusa. Ragazzi, ragazzi! Cuidados! Facciamo un pochino di attenzione eh! Quello è uno specchio del Sedicesimo secolo non una robina presa all’Ikea. Mio dio, sto diventando matta! »
Quando ho quasi perso le speranze di riuscire almeno a salutarla, sento in sottofondo la voce pacata di Gaspare, per noi semplicemente Gas: 
«Amore stai calma! Fai quel che devi fare e qua ci penso io. Tu parla al telefono, ma per cortesia basta urlare!»
«Meno male che sei arrivato Gas – dice Paola – Non puoi capire, un disastro, oggi tutto un disastro! Gli attacchi dei bagni ancora non funzionano, qua non arriva nessuno a finire i lavori e questi non capiscono niente… vabbé, dopo ti dico tutto.»
Ascolto in sottofondo il tranquillo Gas che ancora la rassicura: «Amore, ci penso io. Cuidados chicos, vamos arriba
«Ciccia, ci sei?» Paola ora si rivolge a me.
«Eccomi, tranquilla ci sono, cosa volevi dirmi?»
«Non funziona! È scarica, la cazzo di sigaretta elettronica è scarica! Scusa eh, cerco una sigaretta vera, ne ho bisogno! Maria!!! Hai visto le mie sigarette?»
Da quando Gas ha abbandonato le sigarette tradizionali per la sigaretta elettronica, anche lei ha provato a seguirlo, con risultati dubbi, anzi con un unico risultato: fuma tabacco vero e vapore! Sento Maria che le indica il punto in cui ha lasciato sigarette e accendino, mentre Paola le impartisce ordini sulle pulizie delle camere.
«Rieccomi, adesso sono tutta per te! Scusa eh, ma anche Maria in questi giorni capisce meno del solito. Oddio lei è sempre lenta di suo, ma sai è tanto brava, il marito l’ha lasciata sola con tre figli come faccio a sostituirla? Non posso proprio. Maria!!!»
Questa volta rido e non ascolto cos’ha da rimproverarle. Paola è fatta così, sembra un carlino incazzato, ma in fondo ha un gran cuore. So per certo che, anche se è vero che Maria non è esattamente l’assistente modello, Paola non la lascerà mai senza un lavoro. A lei i casi umani piacciono da sempre e non può fare a meno di aiutare chi incontra sul suo cammino.
«Eccomi. Adesso giuro che non mi interromo più
«Fossi in te non farei promesse, però ne approfitto… insomma, dopo quasi venti minuti che siamo al telefono: cosa volevi dirmi?»
«Ah sì ecco, volevo dirti che non ci sono per fare la spesa, è un problema?.»
Sento che tira un gran respiro e che si sta godendo in pace la sua sigaretta. Almeno so che in questo momento non si sta mangiando tutte le pellicine intorno alle unghie fino a farle sanguinare. Meglio la sigaretta, penso.
«Non preoccuparti, ci vediamo lì stasera, volevo solo anticiparti che…» un CRASH poco promettente mi interrompe.
«Oddio che disastro! Maria!!!»
Preferisco salvaguardare i timpani e chiudo la comunicazione, sempre piu felice di non essere andata ad aiutarla. Guardo l’ora sul display e mi accorgo che si sta facendo tardi e anche io ho ancora da fare. Certo avrei voluto avvisare Paola prima della riunione, perché sono abbastanza certa che una parte del piano che la riguarda non le piacerà affatto. La conosco bene ormai e nei miei ricordi è sempre stata così, il suo carattere nei secoli non è mai cambiato.
In questa dimensione temporale, in questa “vita” attuale, Paola gestisce la Gallo spa, una delle più importanti aziende mondiali nel campo dei trasporti. L’ha ereditata dal padre quando aveva appena vent’anni, a seguito del prematuro decesso del genitore. I fratelli, poco interessati alla società, si sono fatti da parte, mentre lei ha preso le redini, riuscendo a mantenere e sviluppare i migliori appalti con grandi società come la Global International Stand, azienda specializzata nel trasporto di tele e oggetti d’arte, uno dei suoi clienti migliori. È stato proprio per soddisfare le richieste della Global che Paola ha dovuto rinnovare i sistemi di logistica e di sicurezza, e così ha incontrato, o meglio, reincontrato Gas che, come al solito, era il migliore nel campo.
Noi ci ritroviamo sempre. Fa parte dei piani. È il nostro destino. E il destino di Paola e Gas è quello di essere marito e moglie. Per tutta la vita, per tutte le vite. Da quando ci siamo ritrovati tutti, oltre ad occuparsi della Gallo spa, gestiscono uno dei più lussuosi alberghi sull’isola, il Guanapay Suites, sede anche delle nostre riunioni. Ovviamente non l’hanno scelto a caso, è una tipica casa rurale in stile canario, riformata per mano di César Manrique che si è prmurato di lasciarci degli indizi importanti per portare a termine una volta per tutte la nostra missione.
«Zia Eva, zia Eva! Dove sei?»
Due piccole ma potenti voci tuonano nel salone e mi riportano a tutte le cose che ho da fare. Capisco che sono arrivati i gemelli, ma ancora prima che riesca ad alzarmi per andargli incontro, i due piccoli mostriciattoli mi si arrampicano al collo, riempendomi di baci.
«Zia Eva, la mamma ha detto che possiamo stare con te e lo zio Adamo!»
«Io voglio dormire con te zia Eva!» dice Maya.
«Anche io!» dice a ruota Nathan.
Li rassicuro, dicendo che faremo tutto quel che vorranno e che passeremo dei bei giorni insieme. Intanto incrocio lo sguardo complice della nonna dei bambini che si fermerà a casa nostra per aiutarci a badare a queste piccole pesti. Silenziosa e immobile, a lato di una montagna di valige piene di giochi e vestiti, mi fa un cenno sorridente. La saluto e la faccio accomodare nelle camere che Fatima, la nostra governante, ha preparato per loro. Mentre Fatima le offre dell’acqua fresca, prendo i bimbi per mano e cerco di andare a salutare Barbara. La sento che parla con Adamo nella veranda vicino alla piscina e insieme ai gemelli usciamo verso di loro.
«Mamma, la zia Eva ha detto che possiamo fare il bagno nella sua piscina e dorm… Isiii!»
I bimbi vengono distratti dal passaggio della gatta Iside che cerca di mimetizzarsi e non farsi vedere dalle due piccole pesti che le corrono dietro per tutto il parco.
Saluto Barbara e le dico che può stare tranquilla, penseremo noi ai bambini, insieme alla nonna. Lei mi sembra serena, forse più di me, accavalla le gambe e mi spiega i dettagli degli spostamenti che farà a Milano.
Barbara è una ex modella e ha lavorato con i grandi nomi dell’alta moda. Biondissima e magrissima, ha due grandi occhi blu che le illuminano il viso. Dopo che è rimasta incinta dei gemelli, ha lasciato le passerelle e si occupa di loro a tempo pieno da 4 anni ormai, ma continua a collaborare con il mondo del fashion. Mi spiega che per la settimana della moda che si terrà a Milano, chiuderà la sfilata di Giorgio. Nonostante il suo calendario sia ricco di impegni che mi elenca con precisione, sappiamo entrambe che la moda è solo una scusa perché possa partecipare senza destare sospetti all’evento piu importante per tutti noi: l’asta alla Christie’s International S.A., prevista proprio in concomitanza della fashion week. So anche che la sua proverbiale precisione le impedisce di confermarmi che ha ottenuto l’invito per l’asta prima che non abbia elencato giorno e ora di tutti gli impegni precedenti in perfetto ordine cronologico, quindi attendo finché dice: «E list but not least, venerdi alle 13:30 ho Christie’s!» ci scambiamo un sorriso che toglie senso ad altre parole. Barbara si alza, dopo aver salutato i gemelli e fatto le ultime raccomandazioni a loro e alla nonna, ci salutiamo e ci diamo appuntamento al briefing imminente.
Finalmente posso parlare con Adamo che mi informa che gli hanno scritto i “ragazzi”. Lui Carlo e Roberto li chiama così.
«Che dicono?» gli chiedo distratta.
«Carlo dice che questa sera non viene, ha un impegno con una che ha conosciuto in aereo quando è tornato!»
Mentre guarda il telefono intento a scrivere via chat ai “ragazzi”, Adamo sorride divertito. Io invece comincio subito a innervosirmi e mi auguro sia solo una battuta, ma trattandosi di Carlo non mi stupirei per nulla.
«Non ti preoccupare, Roberto lo porterà alla riunione come previsto.»
«Menomale.» Roberto è affidabile e so che non dovrò preoccuparmi.
«Peccato che Elia non sia come Carlo, ci basterebbe seguire le scie di profumo di donna per trovarlo.»
Sorrido e penso all’esuberanza di Carlo capace di conquistare e affascinare tutte le donne che incontra e alla tranquillità schiva di Roberto che ha sempre la situazione sotto controllo. Credo sia questo equilibrio tra opposti la chiave della loro secolare amicizia, e comincio a non vedere l’ora di trovarci tutti insieme tra poco e ascoltarli mentre si scambiano battute al vetriolo come due ragazzini. Poi alzo la testa e Adamo è gia davanti alla porta con le chiavi dell’auto in mano.
«È ora, – dice – andiamo»

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