Leggi che ti passa/feuilleton

Finalmente l’attesa è finita, dopo la pausa d’agosto ecco il quarto capitolo del nostro feuilleton. Per chi avesse bisogno di un recap, vi ricordo che cliccando sulla parola feuilleton al fondo del capitolo potete vedere tutti quelli usciti fino ad oggi. Enjoy

4.

Il buio era fitto ormai, quanto le fronde degli alberi che gli si paravano davanti, Elia riusciva a malapena a vedere il sentiero sotto ai sui piedi. Provò a tendere le orecchie in cerca di un indizio su dove fosse finita Ivana, ma ben presto capì che aveva fatto male a fidarsi, era stato fregato. Probabilmente non aveva mai avuto intenzione di portarlo alla Porta Bianca, avrebbe dovuto farcela da solo. Di sicuro dall’altra parte erano già preoccupati per l’assenza di notizie, ingoiò le lacrime e cercò di recuperare la lucidità e orientarsi. Le luci fluttuanti ora erano più definite e decise di procedere in quella direzione. Fu l’istinto di bere che gli fece ricordare che Ivana aveva tutte le provviste, il suo zaino era quello pieno di giocattoli. «Dannazione.» disse, sfilò lo zaino e lo aprì giusto per confermare il ricordo e invece lo trovò pieno di cibo e bibite. Fece in tempo solo a dire: «Oh cazzo!» prima che una bastonata sulla nuca lo schiantasse a terra, privo di sensi.

Si risvegliò al centro di un immenso prato viola, provò a reggersi sui gomiti, ma una fitta lancinante alla testa lo ributtò a terra. «In ginocchio insetto!» urlò una voce molto vicina. Elia aprì gli occhi, ma tra il dolore alla testa e il sole dritto in faccia non vedeva che un’ombra gigantesca piegarsi su di lui e metterlo in ginocchio prendendolo per i capelli. Quando finalmente il gigante gli si mise dietro, l’ombra enorme del corpo gli consentì di vedere la piccola corte intorno a una dama in abito bianco che era radunata a pochi metri da lui. «Ivana?» mormorò, ma una nuova tirata di capelli dell’emergumeno lo convinse a tacere.
«Ivana dice… – la donna vestita di bianco rise e gli si avvicinò – Davvero non mi hai riconosciuta eh. Tipico. I tuoi amici non cambiano mai, sbagliano sempre qualcosa. Igor, spiegagli chi sono.»
Il gigante si piegò, strinse il braccio grosso come un boa attorno alla gola di Elia e gli urlò nelle orecchie, con un misto di sputi e odore di fogna: «Lei è la Regina del Tempo insetto e tu l’hai appena fatta arrabbiare. Ora deciderà se posso ucciderti subito, o se vuole farti morire lentamente.»
Elia era paonazzo, ma riuscì a dire: «Tu sei la regina di un bel niente!»
Lo sguardo della donna che aveva conosciuto come Ivana si infiammò, gli si avvicinò lentamente e poi si chinò fino ad arrivare a un palmo dagli occhi di Elia; Igor strinse ancora più forte, lei guardava i capillari irradiarsi e diventare rossi. Quando la stretta era quasi abbastanza forte da fargli esplodere gli occhi e spezzargli il collo, fece un cenno a Igor che lo lasciò andare. Elia si portò una mano al collo e si sdraiò supino in terra, respirando con tutte le forze, poi urlò: «Meledetti! Questa volta torneremo, non potete fermarci.»
Igor stava per gettarglisi contro, ma la Regina del Tempo lo trattenne di nuovo: «Vi abbiamo appena fermato. – disse – Ci penserà il prato viola a ucciderlo, lasciagli gli zaini.» continuò, rivolta a Igor.
«Ma, mia signora…» protestò il gigante.
«Fai come ho detto. Non può uscire dal prato viola, ci metterà solo più tempo e più dolore a morire.»
«Come vuole mia signora.»
«Ora colpiscilo, non voglio che ci veda uscire.»
Igor annuì, Elia vedendolo avvicinarsi tentò di colpirlo, ma il gigante afferrò il pugno a mezza’aria e glielo sbattè in faccia, lasciandolo tramortito. Poi gli gettò i due zaini addosso e seguì il corteo della regina che già si stava allontanando.

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