Chi ha paura dell’Islam?

Ripubblico questo post del 2010, pensandolo molto attuale.

Sembrava una questione di mangiapolenta e ignoranti di diverso ordine e grado, invece la questione islamica sta diventando centrale in occidente, riportando alla luce ispirazioni segregazioniste e tentazioni di soluzione finale.

Quello che non si spiega è come si sia arrivati fin qui. Ciò che mi ha sempre turbato del Nazionalsocialismo è il pensare che persone colte, raffinate, anche socialmente “buone” fossero arrivate a trovare normale che gli ebrei non potessero entrare dal panettiere o frequentare le stesse scuole dei loro figli. Oggi non mi turba più, perché vivo dentro la stessa situazione e vedo persone che anche stimo fare ragionamenti degni di Borghezio e incolpare gli islamici di tutti i mali del mondo. Un po’ in ritardo rispetto all’uscita al cinema alcuni giorni fa ho visto Welcome e pur essendo un film lento con tutti i difetti pregevoli del cinema francese, mi ha colpito specialmente il fatto che racconti i campi di concentramento che esistono oggi in Europa. Non si chiamano così ovviamente, hanno nomi molto più incoraggianti come Centri di permanenza temporanea, di asilo, ecc. ogni paese ha il suo modo di chiamare queste strutture di segregazione. Certo è che anche la denominazione Campi di lavoro escogitata dal nano coi baffi aveva il suo appeal e l’apparenza di luogo moralmente accettabile. 

Credo che quando si incomincia a generalizzare a far passare parole pesanti come gaffe o cose dette tanto per dire, si capisce che la sensibilità collettiva ha alzato il livello di tolleranza, passare dalle parole ai fatti a quel punto è un percorso breve. Se per avere il caffé deve morire qualche ebreo pazienza, se per vendere cotone sotto prezzo devo deportare e schiavizzare un’intera etnia che vuoi che sia. L’occidentale trova ottime giustificazioni alla propria ferocia e quando sono i governi stessi a suggerire le giustificazioni allora è tempo di prepararsi a qualcosa di inumano. Vietare il velo, impedire la costruzione di moschee, minacciare roghi di libri sono già fatti, che vanno oltre le parole e dimostrano la debolezza dell’occidente. Intendiamoci, personalmente credo che la religione sia un cancro, da Abramo a Maometto passando per Cristo, Visnù e Buddha niente ha rallentato tanto l’evoluzione umana,  ma credo allo stesso modo che la repressione sia l’anticamera della sconfitta e il nido della depravazione culturale e che forse sia già troppo tardi per rimediare a tutto questo.

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