Ogni tanto

Ogni tanto mi manca il mio amico, che è andato in un posto dove io non posso. Ogni tanto mi manca potergli parlare, sapere che rughe gli avrebbe lasciato la vita passando, sapere come avrebbe reagito al destino, cosa mi avrebbe potuto insegnare. Ogni tanto mi manca anche essere l’amico. L’unico che capisce uno sguardo, una smorfia, un refrain, l’unico che ha il diritto di dire una cosa che gli altri no. Mi manca sapere che voce si sarebbe ritrovato da vecchio, che libri avrebbe odiato e che film avremmo ridetto fino alla fine. Ogni tanto, quando questa mancanza diventa insistente, allora esco in terrazza, appiccico due marlboro e le tengo in bocca insieme un istante. Una pende dal lato sinistro, come faceva il mio amico, e una dal destro, come piace a me. Poi appoggio la sua sul davanzale e fumo piano, aspettando che il vento mi aiuti a disinnescare almeno un po’ quell’assenza invadente, quel domani mai visto, quei ricordi buttati. Quando anche il vento non sa più che dire, raccolgo le cicche nel palmo, dopo averle grattate sul davanzale. Prima di tornare in casa, guardo un attimo il cielo, cerco un ricordo preciso, di falò, ragazze, birre calde, capelli e chitarra. Poi torno giù e aspetto che passi e, ogni tanto, succede anche questo.

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