#cyberwar?

La concomitanza tra il googledown di oggi e l’attacco simultaneo a diverse istituzioni federali e statali in USA fa riflettere.

Girano due opzioni, la più condivisa è semplice: il solito Putin sta usando le sue leggendarie armi piratesche per rifarsi dell’occasione persa con mrT alla Casa Bianca.

La seconda, credo più interessante e addirittura più fondata, è che siamo di fronte alla parte visibile della guerra globale che le grandi compagnie tech stanno combattendo coi governi, che vedono nei vari google, facebook, amazon, etc. un fenomeno in grado di limitare i loro poteri in una ormai immanente tech society dove nascondersi è sempre più difficile.

L’ipotesi sarebbe questa: da un lato la politica aggredisce con le recenti cause per posizione dominante spuntate come funghi nelle ultime settimane in tantissimi stati americani; dall’altro le big tech reagiscono dando un assaggio del caos che sono in grado di generare, lasciando violare sistemi inviolabili per mesi e spegnendo BigG e connessi un paio d’ore.

Che si creda all’ipotesi uno o due, o a nessuna delle due, il fatto è che la tech society sta per esigere il suo potere oggettivo e la politica non sembra in grado di fermarla in alcun modo, se non con clamorose multe che sanno più di elemosina estorta che di progetto. Le big tech invece un progetto ce l’hanno e ne hanno già eseguito e portato a casa un bel pezzo, ingoiando istituzioni complicate e distanti in cambio dell’impressione di facilità e vicinanza, al “modico” prezzo della rinuncia alla cultura millenaria del privato o del nascosto, a seconda di come la si veda.

Attendiamo sviluppi, tanto ci siamo dentro.

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