Racconto di Capodanno

Probabilmente il più agognato capodanno del ventunesimo secolo è finalmente arrivato e con lui il Racconto di Capodanno. Auguri a tutti, enjoy.

Superleo

La piccola Lucy giocava nel bosco, erano diverse ore ormai che non tornava a casa, da quando aveva incontrato l’ormai dimenticato Superleo e si era messa in testa di riportarlo alla ribalta delle cronache. 

Per quanto Lucy fosse giovane, ha appena 11 anni, ricordava benissimo quando il faccione rubicondo di Superleo troneggiava sui cartelloni dell’autostrada e spopolava negli intervalli pubblicitari alla TV. Tanto che Lucy aveva sempre pensato che Superleo fosse un’invenzione di quelli della pubblicità e tanto fu il suo stupore a trovarlo vagabondo nel bosco che si era proprio dimenticata di avvisare la sua mamma, il suo papà e tutti gli altri che stavano preparando ignari il cenone virtuale. Nessuno sapeva fosse lì con Superleo. 

“Signor Superleo, signor Superleo!!!” disse emozionata, rendendosi conto che finalmente l’imponente figura dell’eroe della sua infanzia stava cominciando a muoversi. 

Aveva passato le ultime ore a fissarlo: stravaccato ai piedi di un olmo, separato dal terriccio ghiacciato della selva solo dalla ridicola tuta in latex giallo, diventata evidentemente troppo stretta, e dal mantello rosso di lana sintetica ormai frusto. 

Superleo mugugno un po’, credendo che quella vocina acuta fosse frutto del vagone di barbiturici che aveva ingoiato la notte di Natale nella speranza di mettere fine alle proprie pene. Si rigirò sulla schiena, mostrando la pancia al cielo ancora con gli occhi chiusi, sperando che quello fosse il paradiso e quella vocina acuta il richiamo di San Pietro. Certo si era figurato che il santo avesse una voce un po’ più virile e imponente, ma si sa che la morte fa brutti scherzi.
Decise infine di togliersi il dubbio e aprire gli occhi quando un altro, acutissimo, “Signor Superleo!” uscì dal petto emozionato di Lucy che si sentiva come di aver trovato tesoro inestimabile e nemmeno la brutta espressione ingrugnita di Superleo al vederla la fece dubitare dell’incredibile fortuna che era stata decidere di andare a pigne nel bosco, nonostante il lockdown e le raccomandazioni di mamma. 

“E tu chi saresti? È il paradiso qui?” Superleo si era messo seduto, aveva la testa fatta di piombo e il corpo si ricordava di averlo solo per i dolori che lo percorrevano da cima a fondo. Si guardò intorno e cominciò a far no con la testa, non doveva proprio essere il paradiso quello. La bambina gli stava davanti, lo fissava come Stendhal a un quadro.

“Allora, cosa vuoi una foto?” disse, cercando di apparire il più cattivo possibile.

“Sarebbe magnifico, grazie!” urlò Lucy emozionata e in men che non si dica se la ritrovo alle spalle, avvinghiata guancia contro guancia col braccio teso a impugnare il cellulare. In quel momento Superleo decise che probabilmente era finito all’inferno. Si tirò in piedi, scrollandosi di dosso la bambina che non si perse d’animo e gli si piazzò davanti brandendo lo smartphone: “Ne vuole una da solo signor Superleo. Ce l’ha un profilo Instagram? Glielo faccio io, che dice? La prego, la prego.”

La pazienza di Superleo a quel punto stava finendo, un trapano a percussione gli stava forando le tempie, aveva i brividi, come se tutto il freddo delle sei notti passate sotto l’olmo gli fosse entrato nel corpo solo in quel momento. Era pallido e aveva le labbra blu, perfino Lucy si accorse che qualcosa non andava. Lo tirò per il mantello e gli chiese: “Va tutto bene signor Superleo?”.

Non sapeva che la cosa che Superleo odiava più al mondo era che gli tirassero il mantello. Glielo strappò dalle manine con forza, fece due passi indietro ed urlo: “No, no, non va bene affatto stupida mocciosa. Che vuoi da me? Tornatene a casa dalla tua famiglia o giuro che ti faccio sbranare dai lupi! Lasciami solo!!!”. 

La sfuriata fu così potente che esaurì le poche forze che aveva in corpo e cadde a terra come un sacco svuotato. Perse i sensi qualche secondo e, quando riaprì gli occhi, aveva davanti il visino minuto di Lucy: le trecce nere ai capelli e quegli occhi celesti, limpidi e furbi che lo scrutavano, mentre con le manine gli dava degli schiaffetti gentili. 

Richiuse gli occhi nella speranza che al riaprirli sarebbe svanito tutto: il bosco, l’olmo e la dannata mocciosa. Intanto Lucy ebbe un’idea, lasciò un attimo Superleo e sparì dietro gli alberi. Superleo aprì gli occhi proprio allora, stava saltando di gioia, incurante dei dolori al corpo e alla testa quando Lucy riapparve dal fondo del bosco. Si fermò in una posizione improbabile a metà di una piroetta. Lucy tirava un carretto di metallo rosso che avrebbe potuto trasportare a malapena un cane.

“Che ci fai ancora qui?” disse Superleo ormai affranto più che adirato.

“La porto a casa mia per capodanno, signor Superleo. Per questo ho preso il carretto, mi sarebbe impossibile prenderla in spalle.” Lucy aveva una voce e un volto così teneri che perfino la poderosa incazzatura esistenziale di Superleo finì per incrinarsi. 

Si avvicinò alla piccola, si inginocchiò con una certa fatica dovuta un po’ ai reumatismi un po’ al latex oppressivo della tuta gialla. “Piccola dammi retta, non sono una buona compagnia io, sono solo un pagliaccio mascherato di cui non frega nulla a nessuno. Vai a casa, la tua mamma ti starà cercando.” disse.

Lucy in tutta risposta gli mostrò lo schermo del telefono: “Questi sono mamma e papà che cucinano live su Zoom con la zia Magda. La vedi quella bottiglia lì?” chiese, indicando il tavolo in mezzo alla cucina. Superleo annuì. “Finché non l’avranno finita non mi verranno a cercare, quindi abbiamo tutto il tempo di rientrare di nascosto in casa, andare in camera mia e renderti presentabile per la cena di Capodanno in mondovisione che sto organizzando su youtube. A proposito hai un agente?”

Superleo ormai era sopraffatto, riuscì giusto a rifiutarsi di salire sul carretto rosso, ma fu costretto a seguire Lucy attraverso il bosco e sbucare infine sul prato su cui affacciava la finestra della cameretta. 

Lucy diede un colpo al battente, la finestra si aprì e saltò dentro. L’ingresso di Superleo invece risultò un po’ più laborioso, proprio quando era sospeso a metà tra dentro e fuori, la tuta gialla cedette di schianto, lasciandolo con le mutande rosse in bella vista.
“Tirami dentro, tirarmi dentro!” implorava affannato.
Lucy gli afferrò le mani che ondeggiavano nel vuoto e tirò con tutte le sue forze, ciò che rimaneva della un tempo fulgida tuta di Superleo venne troncato di netto dai radiatori del calorifero che gli lasciarono anche delle significative strisce parallele sulle cosce. 

Atterrò di faccia sul tappeto ikea in mezzo alla cameretta, Lucy non riuscì a trattenere un risolino di scherno, sembrava un cristo in costume caduto dalla croce. Lucy si avvicinò, Superleo aveva di nuovo perso i sensi, gli toccò la fronte, scottava. Decise che non poteva più aspettare, Superleo avrebbe potuto morire da un momento all’altro e, se così fosse stato, addio visualizzazioni. 

Doveva riflettere, non le sarebbe più capitata un’occasione del genere, aveva calcolato che la cena live con Superleo avrebbe prodotto almeno 100mila visualizzazioni, certo non era l’incredibile Hulk o roba del genere, ma era comunque stato un personaggio di un qualche rilievo. 

Cominciò a passeggiare intorno al povero Superleo, spalmato per terra con la tuta a brandelli e il mantello tutto arrotolato. All’improvviso Lucy si fermò, folgorata da un pensiero fulgido e consistente. “Ecco come avrò la mia audience!” disse. Controllò l’ora: le 20, orario perfetto, ma aveva poco tempo, entro un’ora il grosso del pubblico sarebbe stato a tavola a ingozzarsi, doveva agire subito.

Per prima cosa, preparò la scena: attaccò il telefono alla ring light e lo posizionò in modo da riprendere Superleo spalmato sul tappeto e la porta della stanza. Provò un paio di volte la corsa da Superleo alla porta e viceversa, per vedere se l’inquadratura era giusta. Fece tre bei respiri, avviò la diretta su Youtube e andò in scena.

Spalancò la porta della cameretta e urlò: “Mamma, papà aiuto, hanno ferito Superleo!” 

Lucy aspettò l’arrivo dei genitori facendo un sapiente passo indietro, in modo che tutti restassero nell’inquadratura. I due accorsero domandando: “Chi???”.

Lucy sorrise, si aspettava quella domanda “Massì Superleo, il famoso supereroe dei biscotti Glick!” Lucy, sempre a favore di camera, si avvicinò a Superleo e gli girò la faccia verso la camera, provocandogli una lesione cervicale. 

“Il grande Superleo mi ha sentita urlare ed è accorso a salvarmi! Ha attaccato il malintenzionato che era entrato dalla finestra.”

“Malintenzionato!” esclamò il padre seriamente preoccupato.

“Già già. È stato terribile, se non fosse stato per Superleo io…” Lucy incrinò la voce e si portò una mano alla fronte.

“Oh mio dio, povera la mia bambina” disse la mamma, precipitandosi ad abbracciare la figliola che al terzo secondo di abbraccio le mollò un pugno nel fianco per tornare a favor di camera. “Approfitto ora per chiamare i soccorsi e per invitare tutti a condividere la storia di Superleo in questo capodanno virtuale. Un capodanno per un eroe ritrovato. Quest’anno più che mai abbiamo proprio bisogno di eroi. Mamma, papà venite qui.”

Lucy si mise tra i due, li abbracciò e si inginocchiarono a semicerchio davanti all’esanime Superleo. I tre guardarono in camera e dissero: “Grazie Superleo!”. 

Poi il padre lo prese in braccio e lo portò fuori dalla stanza, seguito dalla madre. 

Lucy rimase sola al centro dell’inquadratura: “È stata un’esperienza davvero incredibile amici, aspetto i vostri like e i vostri commenti. Buon anno.” Il canale Youtube di Lucy a mezzanotte aveva già 10 milioni di visualizzazioni, il papà stappava Dom Perignon per salutare il 2021 in videoconferenza con tutta la famiglia. Superleo non riprese mai i sensi, almeno così dice Lucy nel suo bestsellers Salvata, ma, che ci crediate o no, Superleo è ancora un eroe.

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