Ambra e Carlo

“Continua a camminare, dai, dai non fermarti, su. Siamo quasi arrivati.”

“Lo dici da un pezzo.”

“Ma ora è quasi vero, ci siamo quasi, promesso.” 

“Mmm, non ci credo poi tanto. Ma sai dove siamo, almeno?”

“Ma certo, il paese è là in basso, il torrente a sinistra, la montagna a destra.”

“Si, va bene. Ma sai dove siamo?”

“Che discorsi, certo, te l’ho appena detto: paese in basso, torrente a sinistra…”

“E montagna a destra, sì ho capito. Non sai dove siamo.”

“E così importante per te?”

“Cosa? Sapere dove siamo?”

“Sì, esatto. Non ti sembra un’informazione di poco conto adesso?” 

Ambra si ferma di scatto e rischio di finirle col naso tra i capelli. 

“Insomma, guardati intorno, non è meraviglioso?” chiude gli occhi, allarga le braccia e fa un bel respiro profondo, come se fosse il primo da tanto tempo.
Ambra è così: un regalo in un giorno qualunque, un abbraccio inatteso, una festa a sorpresa infinita.
Ho ceduto, come sempre. L’ho abbracciata timidamente da dietro e i capelli nel naso ce li ho infilati da solo, per mischiare il suo profumo a quello del bosco e farmi anche io una dose di perfezione, di bello, di tutto.

“Sei matta sai, Ambra?”

“Sì, lo so.” dice ridendo e con la nuca mi dà un colpetto sul naso per farmi recedere. “Ora andiamo però, che fa buio presto in montagna.”

“Ma sono le 11.”

“Eh, dobbiamo camminare ancora un po’.”

“Ma non avevi detto…”

“Oh che noioso che sei Carlo, ci vorrà il tempo che ci vuole. Risparmia il fiato, si fa così in montagna.”

Continuiamo a camminare, lei leggera come un’ape, guardandosi intorno, radiosa; io tutto sudato e goffo come un orso sui pattini che cerca l’equilibrio. 

“Lo so che preferivi andare la mare, signor borbottoni.” 

Sorrido, senza rispondere, guardandomi il fiato per la salita che già si vede arrivare.
Salendo il bosco scompare, la roccia prende il sopravvento, il mondo là sotto sembra sparire un momento, per poi spalancarsi di netto come un cuore affamato.

Ambra e io siamo amici da sempre, oggi è con me perché siamo in uno di quei “periodi sbagliati”, come li chiama lei, cioè quando non ha un fidanzato e allora io servo allo scopo di non farla annoiare. Ma mi va bene così. Poterla guardare mentre sorride è tutto ciò che mi piace. Ci sono abituato, da quando mi dava i baci sul naso alle medie, a essere quello che è lì quando serve.
Ora è un po’ stanca Ambra, sono felice perché rallenta il passo e finalmente camminiamo vicini, e sento il suo respiro battere il passo. 

“Adesso non mi parli più?” dice.

“Risparmio il fiato.” rispondo. “Si fa così in montagna.”

“Dai che siamo quasi arrivati.”

“Sì vabbè.”

“Perché non ci hai mai provato con me?”

Questa volta sono io che mi fermo. La domanda è diretta, immediata e cambia di un tratto i miei punti di vista ventennali, come un colpo di stato emozionale. Non so che rispondere, ogni singola cellula del mio corpo vibra, come per riaccordarsi con l’universo.

Ambra si ferma anche lei, si volta, mi guarda e lo vede che ha fatto qualcosa che non avrà più un rimedio. Ma alza le spalle e sorride. Ricomincia a salire per il sentiero che ora è roccia pura ,che sgrana sotto le suole.
“Con calma Carlo, risparmia il fiato, quando arriviamo, mi rispondi.” dice, inerpicandosi sul crinale.

Io ci metto un buon minuto a ripartire, Ambra ha già doppiato il crinale. Vedo solo cielo e montagna ora, i miei occhi puntano in alto e un sorriso da scemo, sono sicuro, lo sento, mi sta segnando il viso.Ascolto le urla di gioia di Ambra, mi sa che siamo arrivati proprio dove voleva.
Passo il crinale e lo devo pur dire: Ambra ha ragione, è fantastico. Un lago di un azzurro glaciale si allarga sul piccolo altipiano tra le due cime della montagna. Una cascata fine e brillante si butta nel laghetto cantando, il cielo è terso, l’aria incantata.

Ambra mi prende la mano, mi porta a sedere su una roccia grandiosa di fronte al laghetto.
Io mi siedo, ho ancora il sorriso da scemo, ma gli occhi, quelli guardano Ambra e hanno molto da dirle.
Lei sorride, viene a sedersi tra le mie gambe, appoggia la schiena al mio petto e poi affonda i capelli nel mio naso e restiamo così: abbracciati, contemplando la perfezione della natura, a chiederci perché mai abbiamo aspettato tanto a darle retta.

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