Le sedie in giardino

“Hai lavato le sedie Giovanni?”

“Ma no che non le ho lavate. Restano fuori tutta la notte.”

“Allora è una buona ragione per lasciarle sporche?”

“Ma sì. È logico, se le lavo ora, dovremo rifarlo domattina, quindi tanto vale…”

“Ah beh allora non dovrai nemmeno cenare, tanto lo rifarai domani.”

“Ma che c’entra ora…”

“Sei uno scansafatiche Giovanni, a saperlo col cavolo che ti prendevo. Dovevo scegliere tuo cugino: l’assicuratore.” Lucia alla fine ride, non le riesce proprio di far la moglie acida. “Finirà che non le laveremo affatto.” conclude. Infila un braccio sotto quello di Giovanni e rientrano in casa. I bambini sono già a letto da un po’ e non resta che preparare la tavola e mangiare, godersi quel tempo insieme, prima che tutto ricominci da capo: la sveglia, la colazione, la scuola, il lavoro, gli ex. 

“Vuoi davvero che le lavi adesso?” chiede ancora Giovanni, prima di chiudere la porta.

“Maddai che scherzo, è tardi. Vieni dai, ho fatto la pasta colle acciughe.”

“Ummm fantastico.”

Lucia e Giovanni in cucina sembrano due ballerini del Bolshoi: coordinati, netti, capaci di trasformare un’apparecchiatura per due e uno spaghetto aglio olio e acciughe in una Madama Butterfly.

La musica del vino che fa glug, dell’acqua che fa blooop e dell’olio che fa cshhh fa da orchestra. Quando si passano di fianco, non riescono a evitare di sfiorarsi, rendendo la coreografia studiata, scenica, come attori che rivivono una notte che non hanno mai passato. Lo sclosssh della pasta che si asciuga mette fine alle danze.

Lucia e Giovanni si siedono, uno affianco all’altra; mentre mangiano si tengono la mano tutto il tempo e parlano. Parlano dei tempi e andati e di quelli che verranno, parlano delle sedie rimaste sporche, impilate in giardino. 

“Basterà lavarle con la pompa.” dice Giovanni.

“No, ci vuole lo straccio. Se non si asciugano, poi, sono più sporche di prima.”

“E la mia schiena?”

“Cosa?”

“Sai che ho la sciatica, se mi piego a lavare e asciugare 70 sedie, mi ricoverano.”

“Le metti una a una sul tavolo, così non ti devi piegare tanto.”

Giovanni sta zitto, pesca un dente d’aglio dall’olio imbrunito d’acciuga e lo mastica pensieroso.

“E i carcerati dei film, allora?” dice risolto, invicto.

Lucia ride di nuovo, pensa a un vecchio film con Stallone, gli idranti e le sbarre. 

“Sei proprio sicura di volermi sposare?” dice Giovanni, mettendole gli occhi nel cuore.

“Solo se è una cerimonia in piedi.” dice Lucia.

Ridono, si baciano e poi se ne vanno a dormire, ansiosi che tutto ricominci da capo.

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