Mamma per sempre

Quando Maria è nata, era tre chili e sei etti, era paffuta, rossa paonazza dallo sforzo di uscire e in un momento me l’han messa sul cuore e ho smesso di sentire male. Piangevo sì, ma era gioia liquida quella, mica dolore. Fu un singolo istante che qualcosa mi ha fatto click dentro e ho smesso di essere persona, ero mamma, allora ho smesso di pensare al mondo come a un posto sicuro, ma l’ho tenuto per me.

Il papà di Maria non lo conosco, se così si può dire, ho un ricordo confuso di un tipo un po’ alto e po’ biondo, ma non ricordo la faccia. Per quanto mi sforzi, proprio no. Ero in vacanza a Benidorm, avevo appena 20 anni e una tolleranza ridicola all’alcool. Sia chiaro eh, ero consenziente, anzi, l’ho proprio assalito. La Ceci e la Giulia, che erano in vacanza con me, non mi hanno potuto aiutare a ricordare perché nemmeno l’hanno visto. Dopo essermelo fatto, l’ho buttato fuori dalla stanza prima che loro rientrassero; mi son messa a dormire e nove mesi dopo è nata Maria.

Ho avuto altri due figli poi, Filippo e Tommaso, piu o meno stessa modalità, a parte con Aldo, il papà di Tommaso, che ha fatto da padre a tutti e tre per un po’, prima di sparire nella notte in un brutto incidente che non voglio ricordare.
Siamo andati a vivere a Parigi allora, ho ascoltato il cuore ed ero così orgogliosa della mia mansarda a Montmartre che niente e nessuno mi poteva abbattere.

Sapevo dipingere, questo so fare, ce l’ho nelle mani da sempre, e ho cominciato a dipingere Parigi e i miei figli che crescevano insieme, restando un passo indietro a guardarli con quel po’ di ansia mista ad orgoglio e spavento che mi dava osservarli diventare persone.
Ho cercato di oppormi il meno possibile a quel processo, benché sapessi che me li avrebbe portati via da lì, dalla pancia mia e di Parigi. I quadri si vendevano bene e i miei “colleghi” spesso compravano da me per poi rivendere al doppio ai turisti, perché preferivano il Pernod al pennello.

Non gli ho fatto mai mancare nulla ai bambini, sì, li chiamo ancora così, ma era il mio compito o forse nemmeno, ma mi andava di amare qualcuno più di me e allora l’ho fatto e non mi sento speciale per questo. Però mi piace ricordare quando in questa casa c’era rumore e turni per la doccia. Ora, restano i quadri alle pareti, anche se li vedo spesso i bambini, sì, ho dei nipoti anche e sono felice. La cosa più bella me l’ha detta Tommaso, prima di sposarsi.
Mi ha guardato e ha detto: “Mamma lo sai?”

“Che?” gli ho risposto, mentre gli sistemavo la cravatta.

“Che sei la prima donna che ho visto e l’ultima che chiamerò.”

Poi, mi ha dato un bacio sulla testa e ho pensato che non c’e nulla da fare, i figli sanno amare, anche se credono di no. 

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