Laurent Matusse

“I nostri quadri sono sempre i migliori, lo sai, ormai sono decenni che siamo sul mercato e nessuno può dire di essere meglio di Matusse quando vuoi dei falsi d’autore. Ora, io capisco tutto, ma riportarmi un Fontana perché non sembra originale… capisco un Rubens, un Leonardo, ma un Fontana!”

“Non farla tanto lunga Laurent.”

“Ma tu sai chi è quello che me l’ha reso?”

“Certo, l’Onorevole De Maître.”

“Sì, onorevole un cacchio! Quello ha ucciso a calci e pugni…”

“L’unico clochard del quartiere, lo so, lo dici ogni giorno.”

“Perché è un crimine cazzo! Possibile non vi rendiate conto? Invece di stare in galera, sta all’Assemblée Nationale.”

“Bien sûr, ma cosa c’entra ora questo. Il Fontana era fatto male, lo sai, chiunque con un minimo di gusto se ne sarebbe accorto.”

“È una fottuta tela tagliata!”

“Comunque dici troppe parolacce, rimarrai amareggiato per tutta la vita, vedrai.”

“Ma questa volta non ci passo sopra eh. Sto collaborazionista.”

“Laurent la guerra è finita 70 anni fa, ricordi? E tu nemmeno l’hai fatta.”

“E qui che sbagli, mon petit fleur, la guerra non finisce mai!”

Louiselle fece finta di non sentire e lo lasciò solo, nel retrobottega, a borbottare.
Laurent prese il finto Fontana restituito e lo posò sul cavalletto in mezzo alla stanza. Estrasse il cellulare dalla tasca, cercò un immagine del Taglio originale e poi stese il braccio finché lo schermo non fu esattamente a fianco della tela. Guardò la tela e l’immagine, l’immagine e la tela e ancora la tela e poi l’immagine e, infine, dichiarò: “I-den-ti-co!”. Louiselle non ebbe tempo di fermarlo, lo vide solo infilare la porta e uscire dal negozio di gran carriera, con il finto Fontana sotto al braccio.

Louiselle non si preoccupò quando non lo vide rientrare per pranzo, conosceva bene il marito, probabilmente si era rintanato in un café coi suoi amici artistoidi a bere Pernod e maledire “I nipotini di Pétain”, come amava definire chiunque la vedesse diversa da lui sulle cose del mondo. Quando tornò in negozio, dopo il desinare, però si aspettava di trovarlo nel retro, intento a sonnecchiare sulla sua poltrona di velluto verde sfondata, ma, quando entrò per poggiare la borsa e il paltó, non trovò proprio nessuno.
Alle 18, entrò la signora Matinelle per incaricare un Giudizio Universale di Hieronymus Bosch. Louiselle accettò con gioia, sapeva che Laurent adorava riprodurre Bosch e contava che la bella notizia, unita al suo leggendario rognone al cognac che aveva lasciato spurgando nella cucina di casa, avrebbero definitivamente cancellato l’arrabbiatura del marito.

Alle 19, si convinse che di certo Laurent era andato dritto a casa dal café, annichilito dal Pernod. Ma anche quella previsione si rivelò fallace. Entrata in casa, Louiselle trovò solo il gatto Leonardo ad attenderla e a strusciare forte tra le caviglie mentre lei apriva tutte le porte di casa, chiamando sempre più forte: “Laurent! Laurent!” ma niente.
Finalmente, il panico si impadronì di lei. Si attaccò al telefono, prima di tutto chiamò il marito – come aveva fatto a non pensarci prima, si arrabbiò con sé – ma il telefono era spento. Chiamò la suocera, tutti gli amici, i sette café più vicini al negozio, ma niente. Il terrore cominciò a propagarsi per tutte le membra di Louiselle: lo stomaco bruciava, le mani tremavano e le gambe parevano non più in grado di sorreggerla. Leonardo miagolò forte, preoccupato.

Louiselle ebbe quindi un’illuminazione: “De Maître!” esclamò “Oddio, odio quel pazzo! Non sarà mica andato ad accusarlo… Oddio lo hanno ammazzato, a calci e pugni come quel povero clochard!”. Corse in salotto e accese la tv, proprio a metà dei titoli del telegiornale di TF1. Il telecomando le cadde di mano, nello schermo c’era Laurent che stringeva la mano a De Maître, il marito era sorridente, stranamente abbronzato e con un vestito che non gli aveva mai visto: blu, taglio elegantissimo, di un tessuto che si vedeva da lì quanto fosse meraviglioso. Il titolo che apparve a commento dell’immagine recitava: “Laurent Matusse nuovo decoratore ufficiale dell’Assemblée Nationale.”.

“Sto cretino!” urlò Louiselle, indignata. Poi, qualcosa dentro di lei la spinse a cambiare canale, su France24 si fermò. Era in onda uno speciale su Laurent, si vedeva il magnifico salone dove era stato presentato, i vestiti eleganti dei deputati e delle mogli, lo stuolo di fotografi e giornalisti assiepati oltre le porte, il buffet con le ostriche e lo champagne in lontananza.
Louiselle chiuse gli occhi, le sembrava di sentire il profumo delle dame, l’educato sussurrare e sorridere degli uomini in doppiopetto, di percepire la sicurezza infusa dai marcantoni in uniforme, immobili e guardinghi ad ogni porta. Decise che era felice allora, se era bastato così poco a Laurent per mettere fine alla guerra, figuriamoci a lei.

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