Il Ladro di tempo

Ecco un estratto del mio prossimo libro, che sarà disponibile su Amazon dalla prossima primavera. Enjoy.

Il sacchetto perduto

“Buongiorno, è qui il pronto intervento?”

Simone Rifordi alza l’indice a puntare la scritta rossa sopra la sua testa. “Direi di sì.” dice.

“Oh, meno male! Io ho un problema urgente, urgentissimo”

Prima che l’uomo possa aggiungere altro, Simone appoggia sulla scrivania un modulo e una penna: “Dovrebbe essere così gentile da compilare questo prima di tutto. Si accomodi, prego.”

L’uomo tentenna, poi accetta l’invito di Simone e siede a una delle poltroncine rosse. 

“Ma non potrei…”

Simone alza la mano, poi batte l’indice sul modulo. L’uomo annuisce, raccoglie la penna e si avvicina alla scrivania, sbattendo, come tutti, le ginocchia sul  divisorio di alluminio rinforzato, ma non si lamenta.

“Dunque vediamo…” alza la testa, cerca con gli occhi l’appoggio di Simone che lo ignora e giocherella con suo iwatch. Con qualche difficoltà e cancellatura riesce a completare il modulo: “Ho finito.” annuncia contento.

Simone stacca gli occhi dallo smartwatch, prende il modulo e glielo restituisce subito. “Manca la data.” dice battendo col dito sull’apposito riquadro. 

“Ah, scusi. Oggi ne abbiamo?”

“Quattordici.”

“Grazie.” l’uomo compila il riquadro e restituisce il modulo. Simone lo consulta il necessario per vedere il nome. “Allora signor Murello cosa posso fare per lei?”

“Beh quello che ho scritto…”

“Mah quello non serve a nulla, burocrazia, ma ora mi dica come possiamo aiutarla?”

“Lei e chi?”

“Ma la struttura è ovvio, lei sa che la Pronto Intervento ha sede legale a Panama e 300 mila filiali nel mondo?”

“Accidenti. Comunque guardi, sarebbe urgente, se potesse…”

“Non si preoccupi ora leggiamo bene il modulo.”

“Ok, ma non diceva che…”

“Il modulo è fondamentale mio caro Morello.”

“Mu.”

“Come dice?”

“Mu rello, non Mo.”

“Ma certo, certo, mi scusi. Allora vediamo: lei ha perso una busta.”

“Si una busta, insomma un sacchetto.”

“Qui all’interno dello store?”

“Mi scusi?”

“Dico qui, dentro La Rinascente?”

“Ah sì, sì certo, mi hanno mandato qui dal…”

“Servizio clienti, lo so. Lei non è di Milano vero?”

“Eh no, sarei in vacanza e sa il problema e proprio che in quel sacchetto…”

“Ma torniamo alla busta. Di che tipo di busta si tratta: invio aereo, classica, americana, da pacco?”

“Ma no, è un sacchetto.”

“Ahhh sacchetto, eh ma qui ha scritto: busta.” insiste Simone mostrandogli il modulo.

“Beh sì una busta, un sacchetto, è uguale no?”

“Eh no, eh no mio caro Marello.”

“Mu.”

“Come dice?”

“Mu rello, non Ma.”

“Ah è vero, mi scusi tanto. Aspetti eh che correggo, se no poi a Panama chi li sente.”

“Eh immagino. Senta, mi scusi, ma io avevo capito che sarebbe stata una cosa veloce.”

“Beh certo, se scrivesse bene, non ci perderemmo la mattinata.”
Il signor Murello fa un gran respiro per evitare di arrabbiarsi, al momento Simone costituisce l’unica possibilità di ritrovare il suo prezioso sacchetto.

Nel frattempo, Simone apre e chiude ripetutamente i due cassetti alla sua sinistra, poi si alza, sparisce nel retro e, dopo qualche minuto, riappare con un boccetto di bianchetto a pennello. Lo agita per bene e poi si impegna a cancellare minuziosamente la parola busta.

“Scusi io avrei una certa fretta, è davvero così importante? Mi pareva avesse detto…”

“Fon-da-men-ta-le!” scandisce Simone. “Lei non sa i panamensi come sono, peggio degli svizzeri. Non si preoccupi, ho quasi finito.” dice e poi soffia sul bianchetto poderosamente. 

“Accidenti, i panamensi, non l’avrei detto.”

Simone prende a scuotere il modulo a mezz’aria. “Spie-ta-ti mio caro signor Mi… no, no Mu.”

“Oh, finalmente, bravo!”

“Grazie signor Mu. Oook ora è a posto.” dice Simone accarezzando il modulo corretto. Allora, signor Mu com’è fatto questo sacchetto? Carta, plastica, bio, juta?”

“Mah direi plastica.”

“Direbbe o è sicuro?”

“È importante?”

“Per i panamensi sì, fosse per me…” 

“Certo, i panamensi. Va bene è di plastica.”

“Sicuro?”

“Sicuro.”

“Bene, allora aggiungo.”

“Oh davvero stiamo andando un po’ troppo per le lunghe, mi scusi eh ma mi avevano detto che era una cosa rapida.”

“Al massimo sarebbe stata.”

“Mi scusi?”

“Dico la consecutio.”

“Cioè a dire?”

“La frase che ha appena pronunciato è scorretta. La forma corretta sarebbe: mi avevano detto che “sarebbe stata” una cosa rapida. L’imperfetto non c’entra nulla.”

“Molto bene, ora insegna pure grammatica.”

“Suvvia signor Mu non si agiti ora eh, concentriamoci sul sacchetto.”

“Appunto.”

“Eh appunto, andiamo avanti. Certo se avessi saputo che avrei dovuto compilarlo io il modulo…”

“Se non le spiace, almeno procediamo, lei sa come trattare coi panamensi, io…”

“Eh bravo signor Mu.”

“Sarebbe sempre Murello comunque.”

“E allora perdiamo tempo! Mi scusi eh signor Mu, ma se su ogni virgola dobbiamo sindacare, non lo troviamo più sto sacchetto.”

Murello respira a fondo, di nuovo: “Bene, cos’altro vuole sapere?”

“Allora vediamo… – Simone rilegge il modulo – Ah certo, ha qualche scritta, logo, segno particolare?”

“È un sacchetto di Foot Locker.”

“Oddio, ancora esiste?”

“Ma direi di sì, ci ho comprato il mese scorso.”

“Ah attenzione, quindi il sacchetto non è stato emesso dallo store?”

“Prego?”

“Dico non è un sacchetto di qui.”

“Ma no, se mi lasciasse spiegare…”

“Eh no, no, mi scusi, ma questa è un’informazione di capitale importanza, va riportata sul modulo. Se a Panama si accorgessero che ero in possesso di questa informazione e l’ho omessa sarei ro-vi-na-to. Lei mi vuole vedere rovinato signor Mu?”

“Sia mai… senta, magari mentre lei scrive io le racconto.”

“Va bene, va bene, meglio oberato di lavoro che rovinato. Ma l’avverto che non sono multitasking eh. Son mica una donna. Ma prego, prego se ha tanta fretta, racconti mentre scrivo.”

Murello comincia: “Allora stamattina sono uscito dall’hotel senza borsello.”

“Borsello?”

“Eh vabbè, ma non mi fa mai parlare!”

“Va bene, va bene, scusi eh, solo il borsello…”

“Che cos’ha che non va il borsello ora?”

“Niente, niente, un po agé forse. Comunque, signor Mu io lo dico per lei, procediamo, mi pareva di aver capito che avesse fretta.”

“Certo che ho fretta, c’e tutta la mia vita in quella busta: telefono, chiavi dell’auto, il mio ipod.”

“Esiste ancora?”

“Certo che esiste ancora!” urla esasperato Murello. Simone si alza, aggira la scrivania e va ad abbracciarlo, la rabbia di Murello svanisce. “Sei un fratello macchista. Un discepolo di Steve Jobs come me, doveva dirlo subito signor Mu.”

“Ma che dice, pazzo, è di mia figlia, io non compro quella merda di design e adesso basta, trovi il mio sacchetto!”

Simone resta raggelato, si stacca immediatamente dal Murello, accarezza l’iWatch e si rimette a sedere. 

“Ok direi che ho tutti i dati che mi servono. Procediamo.”

“Alleluja.”

“Ci vorrà solo un attimo signor Murallo, inserisco i dati…”

“re non ra.”

“Come dice?”

“Murello, non Murallo.”

“Oh si mi scusi tanto. Eccoci qui.” Simone appoggia il suo ipad sulla scrivania, apre l’app Pronto Intervento e comincia a ricopiare i dati del modulo.

“Mi scusi, ma che fa?” chiede Murello.

“Invio i dati scritti sul modello all’app. Quando avrò finito, 300 mila filiali in tutto il mondo cominceranno a cercare il suo sacchetto. Incredibile eh?”

“Mi scusi, ma no, a cosa mi serve?”

“Non vuole ritrovare il suo sacchetto?” 

“Ma certo, ma di sicuro non è a Panama.”

“Non sottovaluti i panamensi.”

“Lei e un cialtrone, io me ne vado e non la denuncio solo perché ho fretta!”

“Andiamo, andiamo signor Mu non si arrabbi, fa male alla salute.”

“Ma vada a quel paese.” Murello se ne va, molto risentito del fatto che non ci sia nemmeno una porta da sbattere.

Simone resta alla scrivania: “Caaacchio, non sono riuscito a dargli il libro.” dice, picchiandosi il palmo della mano sulla fronte.

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