Le parole sono importanti

All’inizio vennero i Club, un immaginario da campi da tennis, piscina e cocktail, un consesso di gentiluomini che fumano la pipa e riorganizzano il Paese tra un Martini e un rovescio

Poi furono i circoli, più o meno stesso immaginario di posto con la tessera ma più vicino alla bocciofila che al circolo del tennis. Il classico trucchetto linguistico per includere nel gioco i borghesi anelanti a una condizione superiore.

L’ultima era stata la volta dei promotori, veri agenti monomandatari della libertà, completi di valigetta e prontuario, dei mini-bondi inviati per le vie delle città a vendere futuri prodigiosi in cambio del senso della vergogna e dell’amor proprio.

Oggi siamo alle “squadre”, sì sì capito bene, mr B. ha annunciato che le squadre della libertà sono pronte a incanalare la volontà popolare. In questo non c’è nulla di nuovo però, se mai riporta ad un immaginario anni venti, quando gli squadristi, i componenti delle squadre, avevano i loro metodi per far rispettare la sovranità.

Ma comunque state tranquilli come al solito eh, non c’è nulla di cui preoccuparsi. Va tutto bene! Se avete dubbi in proposito, le squadre sono qui per farveli passare.

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