Tangentopoli e le rivoluzioni mancate

Sono quasi vent’anni ormai che il Paese si è lasciato alle spalle, per modo di dire, la grande crisi iniziata con l’arresto di Mario Chiesa e finita con la discesa in campo di B., passata alla storia col nome di tangentopoli.

Questa è la teoria, la pratica è che da allora nel malcostume dei nostri dirigenti, ci tengo a sottolinearlo di ogni parte politica, nulla è cambiato, se non il lavorio incessante per declassare la corruzione da grave reato contro la collettività a normale relazione tra poteri. Il risultato è quello che vediamo, ogni giorno almeno un rappresentante delle istituzioni viene pescato con le mani nella marmellata, ogni giorno il livello dei servizi e della progettazione politica e sociale peggiora.

Io credo che il parlamento come legale rappresentante dei cittadini abbia disatteso completamente il suo ruolo, fossilizzato da 20 anni di guerra civile mediatica e/o giudiziaria a seconda di come la si voglia vedere. Credo che a questo punto, comunque la si veda, al di là delle partigianerie, è ora che gli italiani di buona volontà che ancora condividono le basi civiche e filosofiche su cui questo Paese si fonda si sveglino e facciano ciò che la classe politica non è in grado di fare: tabula rasa.
È arrivato il tempo di rimuovere con qualsiasi mezzo deputati, senatori e la gran parte dei vertici del potere in qualsiasi forma e settore della vita politica, produttiva e dei servizi, rivolgendosi all’unica istituzione che ancora goda della fiducia degli italiani: il Presidente della Repubblica, il quale è l’unico che detiene costituzionalmente il potere di convocare l’assemblea costituente.
Sono convinto che ormai questa sia l’unica via per ricominciare a credere in questo Paese e dare una prospettiva a tutti noi, mi rivolgo in particolare alle donne e agli uomini della mia generazione, i nati negli anni 70, che sono di fronte all’ultima chiamata utile per non rendere la storia della nostra generazione un buco storico privo di consistenza, obiettivi e prospettive.

È tempo di chiamare a raccolta le forze sane e silenti del Paese per elaborare un nuovo patto sociale dove le parole Berlusconi, D’Alema, comunisti, fascisti, perseguitati e persecutori non abbiano cittadinanza e vengano ricondotte a ciò che realmente sono: un codice di guerra tra vecchi spaventati di perdere i propri privilegi.

È ora di combattere, per noi, per i figli che non possiamo avere, per la dignità che ci hanno tolto di giorno in giorno negli ultimi vent’anni, è ora di prendere il Paese in mano, costi quel che costi, al di là della “politica” odierna, è ora di calpestare le teste brizzolate di questi ladri, mafiosi e manigoldi che, è triste dirlo,  da150 anni comandano in questa nazione delle rivoluzioni mancate. Rivoluzioni di facciata che mai hanno cambiato l’equilibirio dei poteri e la distribuzione della ricchezza, è evidente ormai che il parlamento non è in grado e non ha nemmeno il desiderio di raggiungere questi obiettivi. Facciamo in modo che si accorgano che il potere è davvero del popolo, come amano dire ad ogni respiro, e che il popolo è pronto ad esercitarlo con ogni mezzo.

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