Leggi che ti passa/feuilleton 2

È arrivata la seconda puntata del feuilleton, prima o poi dovremo dargli un titolo.
Siamo aperti a suggerimenti. Enjoy.

2.

«Non ho notizie di Elia. Tu lo hai sentito? Il suo telefono è spento e sono più di dodici ore che non si collega né a messanger né a whatsApp. Scomparso. Dobbiamo trovarlo e sapere cosa sta succedendo. Tu hai sentito Roberto? Carlo? Gli altri li ho sentiti io, questa sera ci troviamo da Paola e Gaspare per l’ultimo briefing. Ma dobbiamo trovare Elia, o salta tutto! Hola, ci sei? Mi ascolti?»
«Eh?»
«Ecco lo sapevo io parlo e tu neanche mi senti.»
«Sì, scusa, ti sento. Sto pensando.»
«Ecco, quando hai finito di pensare, mi dici se Marius è arrivato a Madrid?»
«Sì, sì, tutto a posto. Questa sera Barbara viene alla riunione e ci lascia i gemelli. Domani mattina alle sei parte per Milano e aspetterà Marius lì, come previsto. La va a prendere Lorenzo in aeroporto. Hai sentito Martina per i bambini?»
«Si l’ho sentita Martina, domani verrà a prendere i gemelli e li porterà all’asilo. A quella parte lì abbiamo pensato noi donne. Tutto deciso. Niente al caso. Paola li andrà a prendere e li riporterà a casa dopo il parco . Ognuna di noi sa cosa deve fare.»
«Bene.»
«Ma bene cosa??? Elia???»
«Ci sto pensando.»
«Ecco, magari intanto che pensi, se mi dai anche una mano a capire dove cazzo può essere finito, mi farebbe piacere.»
«Tu dovresti saperlo meglio di chiunque altro, meglio di un gps. Quindi rilassati e fai una siesta che magari riesci a individuarlo.»
«Sono troppo nervosa, non riesco a dormire, figurati a sognare.»
«E allora beviamoci un bicchiere di vino e proviamo a fare il punto della situazione. Dobbiamo ancora definire un sacco di cose. Tutti sono pronti e sanno cosa devono fare, quindi non lasciamoci prendere dal panico. Nicola sta cercando Elia.»
«Ecco Nicola… mi avessi detto Andrea, ma Nicola… lo sai che ha i suoi tempi.»
«Basta, stai tranquilla! Brava peró che mi hai ricordato Andrea, devo sentire la situazione a Roma e tu pensa a Torino. La cosa più importante: chiama Sara e fatti dare i dettagli.»
«Sara l’ho sentita ieri. Oggi si incontra con Isabella e Luca, entro domani ci diranno tutto, ma senza Elia… avranno poco da dirci.»
«La situazione a Parigi non è facile e mi preoccupa parecchio tutto il territorio francese.»
«Anche a me, che si fa?»
«Sto pensando.»
Lui pensa. Lo so da sempre. È nato per questo. È il suo lavoro, il suo ruolo, la sua natura. Lo so dal giorno in cui l’ho incontrato, lo ricordo come fosse appena successo, anche se non saprei nemmeno contare le vite che sono trascorse da quel primo incontro. È sempre stato così e dovrei esserci abituata, ma ancora oggi quando sono nevrotica, irrequieta, non riesco a fermare per un secondo i pensieri e mille flashback mi tormentano come fari puntati negli occhi, lui resta quieto, sembra fluttuare in uno spaziotempo tutto suo e l’unica cosa che sa dirmi è: «Sto pensando».
Niente, non mi ci abituerò mai e in questo momento sono davvero nervosa. Come non potrei esserlo? Dopo secoli di piani andati in fumo, finalmente tutti i pezzi potrebbero essere ricomposti.
Sono stufa di nascere e rinascere e rinascere solo perché ogni volta qualche dettaglio ci sfugge. Solo perché non è ancora tempo o perché non siamo arrivati in tempo a prevenire gli eventi politici, economici e religiosi che ogni epoca ci ha riproposto. La Storia si ripete e nessuno ha ancora imparato, nemmeno noi. Gli altri sono sempre impegnati a voler distruggere, sottomettere e fare guerre in nome di culti sempre diversi, ma ugualmente feroci, in nome di ideali inculcati nei secoli. Ideali già. Ideali creati a tavolino, orditi dalla mano di pochi che quasi sempre detengono quel che si chiama “Potere”, strumentalizzando le masse e utilizzandole a loro piacimento. Loro sono i nostri nemici, possono cambiare carica, sesso, aspetto esattamente come noi, ma in ogni vita ce li siamo trovati di fronte, e finora non abbiamo mai vinto. Solo perché la Storia prende una piega sbagliata? No, non solo. Solo perché la stessa mano che frega il mondo frega anche noi, ecco, S.O.L.O. questo e il vero punto.
Sappiamo bene che chi riesce a impedire che la nostra missione abbia successo, ha un potere diverso dal nostro, un `potere dato da una notorietà che noi non possiamo permetterci, ma questa volta è diverso, questa volta ci siamo ritrovati tutti.
Ora posso ricordare ogni dettaglio.
Ora è tempo.
Esco in giardino a fumare una sigaretta e mi seggo su un lettino accanto alla piscina. Intorno a me, le palme e i vulcani di Lanzarote la nostra isola magica. Chiunque la visiti sente la forta energia che i vulcani emanano, ma solo noi sappiamo che non è quella la vera energia che sprigiona la terra, quella che ci tiene tutti qui e ci fa sentire a casa. Roberto è riuscito a riunirci tutti, non è stato facile per lui tenere duro vent’anni e aspettare che ognuno di noi arrivasse a destinazione. Forse siamo andati lughi con i tempi, ma lo ripeto per rilassarmi: ora è tempo, ora siamo tutti insieme, finalmente. Anche noi due, come sempre, lui pensa e io ricordo: questo è il nostro lavoro, il nostro ruolo, la nostra natura.
Il sole mi scalda la pelle e mi piace. Finalmente dopo tante vite la mia pelle comincia ad abituarsi alla luce e questo cielo blu che mi circonda, insieme al caldo abbraccio del sole, per un poco mi rilassa. I pensieri sembrano darmi tregua per un secondo, ma… ma cazzo! Devo ancora sentire Veronica, e Paola mi aspetta per andare a fare la spesa. Questa notte il briefing sarà lungo, ci servono rifornimenti per la cena, poi devo ricordarmi il bonifico su Madrid per Marius e far preparare la camera dei gemelli.
Gaspare ha studiato attentamente il sistema di sicurezza, ma per noi Nathan non è mai abbastanza al sicuro, quindi io tranquilla non sono. Anche se per ora nessuno sa dove si trova, anche se lui è così piccolo e ancora non sa l’importanza che ha e sempre ha avuto in tutta questa storia. Io sarei tranquilla solo se nessuno sapesse della sua esistenza.
«Hai sentito anche Sergio? A Milano DEVE andare tutto bene, assicuratene cosi dopo Barbara, anche Carlo e Paola potranno partire. L’asta è tra dieci giorni e quel quadro gradirei “comprarlo”, non rubarlo.»
«Non ancora, scusa ma…»
«Sì lo so, stai pensando.»
E mentre lui pensa, io per prepararmi alle prossime ore chiudo gli occhi e provo a ricordare quando e come questa storia ha avuto inizio.

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