Il fidanzato della Luna

Gustavo Preti era un uomo in gamba, benché già sulla settantina, aveva una vera passione per la caccia al tartufo che gli consentiva di essere in gran forma nonostante l’età e gli acciacchi tipici dei reduci da vite inguardabili.
Se si esclude l’amore per il suo cane di nome Giovanni, un simpatico beagle con un fiuto leggendario per il tartufo bianco, Gustavo Preti non aveva mai amato nessuno, nemmeno sua madre, dicono i meglio informati.

Va da sé che una tale vita da solitario incallito non avesse grandi pregi o vantaggi, se non il fatto che, a settant’anni suonati, il buon Gustavo poteva prendersi delle libertà che i suoi coetanei, ammogliati, vedovi o scapoli per sorte, non si sognavano nemmeno. Per esempio, Gustavo Preti il sabato sera usciva, ma non andava al ristorante o a ballare, andava invece a sedersi su un masso, in mezzo al torrente San Grato che scorre ad appena tre passi dal condominio dove viveva. Gustavo di solito risale un poco il greto, poi, balzando da una pietra all’altra, si ritrova su quel monolite rotondo che fa da spartiacque al torrente come un ghisa inflessibile.

Anche se la gente non parlava bene del Preti, un po’ per quel suo modo di starsene sempre sulle sue, un po’ per il suo lavoro, un po’ perché era l’unico a trovare tartufi bianchi, va detto che non aveva mai fatto del male a nessuno. Era insensibile sì, ma onesto; sgarbato sì, ma puntuale; intollerante sì, ma integerrimo.
Di certo, quell’aspetto da bambino abbandonato e i capelli ricci sempre un po’ unti che ancora a 70 anni gli popolavano lo scalpo non potevano attrarre che donne disperate e non si può dar certo la colpa al Preti se, alla fine, nessuna delle, poche a onor del vero, spasimanti che aveva avuto nella vita si fosse rivelata quella giusta per viverci insieme o almeno per scambiarsi quel pur infimo residuo di affetto che gli restava da dare. 

Aveva passato la vita lavorando come esattore delle tasse, cominciò da giovane, appena uscito da ragioneria. Un parente qualunque, di cui non seppe mai il nome, gli aveva trovato il lavoro già due anni prima del diploma, al Preti era bastato strappare un 42 alla maturità e la sua vita se l’era trovata già lì, bella pronta da sprecare.
Il lavoro si aggiunse alla lunga sequela delle cose che Gustavo aveva odiato nella vita. Era proprio questo elenco infinito di persone, di oggetti, di posti che odiava che lo portava a passare il suo sabato di settuagenario in cima al monolite del San Grato.

Quando la notte era di luna piena, come quella fatidica sera, il torrente non restava un semplice lamento liquido nelle orecchie, ma il suo scorrere si faceva visibile, argentato come i lucci che avrebbe accolto più a valle. Le pietre anche diventavano gialle a volte, perfino marroni e avevano un odore di notte che senza la luna sembrava non esserci mai stato. Gli alberi, infine, gli immensi abeti, le betulle e i castagni si mettevano d’accordo per riflettere la furia di Silene e farla rimbalzare un po’ ovunque, le fronde erano come coriandoli di bronzo sospesi a mezz’aria.

Anche quella notte bellissima, sistematosi sulla cima tondeggiante del monolite, Gustavo Preti stava per cominciare a maledire le cose che odiava, era una specie di buddismo al contrario il suo, un lungo panegirico di sdegno e insoddisfazione. Cominciava con le persone di solito, di cui diceva nome e cognome e, quando ne sapeva, anche qualche dato anagrafico in più: la professione, il domicilio, il nome di battesimo dei genitori, cose così.
Certo, a vederlo esercitare il suo insolito rituale, vien da pensare che alla fine sia davvero un povero stronzo il Gustavo Preti, ma di nuovo l’apparenza ci inganna. In realtà, l’elenco viene snocciolato proprio lì nella speranza che il torrente versi l’odio nel fiume e che infine si sciolga nei laghi o addirittura nel mare, dove non esisterebbe più e, finalmente, anche il povero Gustavo potrebbe respirare leggero, lasciando scorrere via tutto il male.

E invece niente. Anche in quella notte di luna piena, che gli aghi dei pini erano come lucciole danzanti, Gustavo Preti non trovò nessuna soddisfazione a gettare nell’acqua tutto ciò che odiava, era completamente ignaro che quella fosse la settima notte del suo settantesimo anno. Certo era stato il suo compleanno una settimana prima, ma solo lui lo sapeva ed era per lui un giorno così triste che di certo non contava il tempo passato dall’odiosa ricorrenza.
Neppure si può accusarlo di ignoranza, avrebbe lasciato più crocchette a Giovanni se avesse saputo che il settimo giorno del tuo settantesimo anno, se ti trovi su una pietra gigante in mezzo a un corso d’acqua, durante una notte di luna piena hai diritto a un regalo.

La Luna non prende mai bene che qualcuno se lo ricordi e, quando succede, è un gran chiasso per tutta la galassia: la Luna si arrabbia, il Sole non parla per due giorni, Cassiopea tenta il suicidio e così via… Fatta tutta la sua scenata, la Luna però è di parola e quindi si abbassa a vedere chi sia quel dannato umano che si è ricordato che il settimo giorno del tuo settantesimo anno, se ti trovi su una pietra gigante in mezzo a un corso d’acqua, durante una notte di luna piena hai diritto a un regalo.

“Che vuoi umano?”

Gustavo Preti ci mise un po’ più di un secondo a capire che era proprio la Luna a parlare. Non vedeva più nulla, era immerso nel faccione dorato dell’astro che aveva la fronte corrucciata e un’espressione che pareva la sua al primo giorno da esattore. Si piacquero subito.

“Non lo so.” disse Gustavo.

“Se non sai cosa vuoi, tanto vale che vivi.” rispose, acida la Luna.

“Allora fai tu.” disse Gustavo deciso, chiudendo un po’ gli occhi perché la luce era forte.

La Luna non disse nulla, si allontanò qualche metro, giusto per guardarlo un po’ meglio, lo fissava coi crateri belli aperti e il labbro superiore coperto da quello inferiore. Stette così per un po’, tanto che Gustavo Preti cominciò a sentirsi in imbarazzo.
“Ok, ho deciso.” disse la Luna.
Gustavo Preti si sentì afferrare per un braccio e, in men che non si dica, si ritrovò nello Spazio, steso in costume e occhiali da sole proprio nel mezzo dell’oceano della tranquillità.
La Luna ha scelto di tenerlo con sé.
Gustavo Preti che nella vita non aveva mai amato nessuno, alla fine, a settant’anni e sette giorni, si fidanzò con la Luna, ma la gente continua a parlar male di lui, specie ora che non lo vede più e finalmente Giovanni è al servizio di tutti.

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