Burqa: l’Europa si svela

burqa

Ha cominciato la Francia, promulgando un disegno di legge che prevede il divieto di indossare il velo integrale negli spazi pubblici, nonostante il consiglio di Stato abbia invitato il parlamento a riflettere sulla pericolosità di un tale provvedimento.

Oggi, Lleida è la prima città della Spagna a prendere un provvedimento similare. In Italia tutto viene lasciato alla libera iniziativa dei cittadini come il leghista che chiama la Digos per segnalare una donna che passeggia in burqa.

Favorevoli o contrari questo si profila come uno dei tanti temi che l’Europa politica, se esistesse, dovrebbe affrontare. Francamente non sono convinto che proibire sia la soluzione giusta, generalmente non lo è mai, è però vero che esiste un problema di identificazione ed anche di salvaguardia di leggi, usi e costumi delle società occidentali che non è possibile liquidare con l’antirazzismo e la protezione delle diversità.

Credo che il problema del velo integrale si inserisca nel ben più vasto tema della condizione della donna nell’Islam che sarebbe ora di affrontare in modo aperto e facendo leva sulle forze femminili dell’Islam. Basti ricordare che fino a pochi anni fa le donne europee ed italiane in particolare vivevano una condizione di segregazione molto simile da cui si è usciti grazie alla laicità, al femminismo, all’alfabetizzazione e al benessere.

Capire è sempre meglio che proibire.

7 pensieri su “Burqa: l’Europa si svela

  1. sì è vero che far capire è meglio che proibire ma.. non sarebbe meglio chiarire che la proibizione deve essere rivolta ai maschi musulmani (non li chiamo uomini non lo meritano) che considerano la donna una proprietà, a cui permettere o non qualsiasi cosa.. ! sono loro che obbligano le donne, e vogliamo prendercela con loro? che sia ben chiaro una volta per tutte: vogliono venire a vivere da noi: bene la donna da noi ha diritto a vivere da persona e non da schiava. provate a fare quello che siamo abituati a fare da noi a casa loro… come minimo si finisce in prigione!!!!! non è libertà permettere che anche da noi quelle poverine vivano da recluse, come succedeva nel medioevo!

  2. Mi preme ricordare che la maggior parte delle donne musulmane niqabate che vive in Europa, indossa questo indumento per propria scelta e come semplice atto di culto. I mariti non c’entrano niente, a volte non sono d’accordo, a volte addirittura loro di marito nemmeno ne hanno… Vietare il niqab in Europa significa solo vietare un libero atto di culto. L’odio per lo straniero non può accecare gli stati fino a negare ai propri cittadini il diritto di praticare la propria fede e di compiere i propri atti di culto.

    Grazie per questo post abbastanza oggettivo e articolato. A presto.
    khadi

  3. La libertà di credere e professare una fede religiosa non hanno per forza a che fare con elementi esterni ed “estetici”. Forse si potrebbe usare la testa un pò di più e cercare di partire dall’integrazione per poter poi far meglio comprendere le proprie necessità ed esigenze. Non si può andare a vivere in un paese di fede diversa dalla nostra e pretendere che tutti debbano capire noi. Perchè non iniziamo prima noi, da stranieri, a capire il paese dove siamo, a comprenderne leggi e tradizioni? A me pare che siamo sempre tutti pronti a pretendere comprensione ma mai a darne….

  4. Il niqab è un atto di culto islamico, non un surplus estetico, tipo fondotinta. L’islam è una religione non sempre e solo straniera: quanti italiani, belgi, francesi, svizzeri, inglesi e americani oggi sono musulmani?
    La maggior parte delle donne con niqab in Europa sono convertite o seconde e terze generazione, persone con cittadinanza europea che non abbracciano il niqab per tradizionalismo, ma per pura scelta religiosa. Sono donne che hanno studiato e conoscono i propri diritti e doveri nei confronti dello stato e conoscono la propria religione.
    Il discorso che il niqab è roba da stranieri che, poverini, non possono pretendere di avere gli stessi diritti degli altri non regge…
    almeno dal punto di vista etico. Regge forse dal punto di vista politico e della propaganda, ma questa è un’altra storia 🙂
    a presto
    k.

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